Ottant’anni di impegno, memoria e futuro: le ACLI milanesi celebrano la loro storia nel segno di Achille Grandi
Nel cuore di Milano, al Teatro del PIME in via Monte Rosa, oltre 400 delegati e rappresentanti dei Circoli e dei Patronati si sono ritrovati per celebrare un anniversario che è molto più di una ricorrenza: gli 80 anni dalla nascita dei Circoli milanesi Un momento di memoria e di visione, che ha saputo intrecciare passato e futuro, radici e slancio, nel segno di una storia che affonda le sue fondamenta nel 1944, quando Achille Grandi – sindacalista, politico e padre costituente – fondò le Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani.
Fu proprio Grandi, uomo di fede e di popolo, a intuire che nel dopoguerra serviva un nuovo soggetto capace di coniugare il Vangelo con la giustizia sociale, la dignità del lavoro con la democrazia. A Milano, l’intuizione di Grandi prese forma concreta nel 1945, con la nascita dei primi Circoli attorno alla figura di Luigi Clerici, primo presidente delle ACLI milanesi. Da allora, una lunga storia di presenza, servizio e testimonianza ha attraversato le generazioni.
Anche noi del Circolo di Garbagnate abbiamo voluto esserci. La nostra presenza non è stata solo testimonianza di appartenenza, ma anche un modo per intrecciare la nostra storia con quella più ampia delle ACLI milanesi. In questo anno così speciale, in cui celebriamo anche il 20° anniversario del nostro Circolo, partecipare a questo momento collettivo ha assunto un valore ancora più profondo: è stato come un abbraccio tra generazioni, tra chi ha fondato e chi oggi continua a costruire. E in quell’abbraccio simbolico, nel cuore di Milano, ci siamo sentiti parte di una famiglia più grande, unita da ideali che non smettono di ispirare.
Lo stile ACLI: popolare, sinodale, profetico
Nel suo intervento di apertura, la presidente delle ACLI Milanesi, Delfina Colombo, ha ricordato le parole di monsignor Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, che nel 1949 definiva le ACLI come «soggetto formativo, educativo e assistenziale dei lavoratori, secondo i principi della Dottrina Sociale della Chiesa». Una missione che oggi, ha sottolineato, si rinnova nella “triplice fedeltà” alla Chiesa, alla classe lavoratrice e alla democrazia.
«Uno stile popolare, sinodale, democratico, pacifico e cristiano – ha detto – che ci è stato riconosciuto anche da papa Francesco nel 2024, e che continuiamo a vivere nelle parrocchie, nei territori, nei luoghi della fragilità». Un impegno che si traduce in risposte concrete ai bisogni sociali: dal lavoro povero alla povertà educativa, dai giovani alla solitudine degli anziani, fino all’accoglienza dei migranti. «La pace – ha aggiunto – non è solo un’aspirazione, ma una scelta di fondo. E oggi più che mai, c’è un popolo che vuole costruirla nella giustizia e nella solidarietà».
«Abbiamo sempre cercato di tornare alla sorgente», citando Giovanni Bianchi, «per ruminare il pensiero dei maestri» ricordando la storica “triplice fedeltà” alla Chiesa, alla classe lavoratrice e alla democrazia, rilanciata nel tempo da figure come Dino Penazzato, Giovanni Paolo II e papa Francesco. Proprio il pontefice, nel 2024, ha invitato le ACLI a vivere uno stile «popolare, sinodale, democratico, pacifico e cristiano» – parole che, «suonano oggi come un impegno rilevante» sottolineando la capacità delle ACLI di «leggere i bisogni sociali della nuova e diversa realtà che la storia ci consegna» e di «trovare risposte innovative». Ha citato il lavoro povero, la povertà educativa, la disoccupazione femminile, i NEET, le solitudini degli anziani e il progressivo smantellamento del welfare, in particolare della sanità lombarda. «Occorre governare i cambiamenti in un equilibrio sempre rinnovato tra memoria e innovazione», ha affermato, ribadendo che «la solidarietà è il vero collante della Repubblica».
La Presidente ha dedicato una parte significativa del suo intervento al tema della pace, definendola «una scelta politica di fondo» e «elemento cardine dell’identità ACLI». Ha denunciato «la politica della guerra» fondata su riarmo e diseguaglianze, contrapponendole «una politica della pace» basata su disarmo, cooperazione e giustizia. «Vi è un popolo intero che vuole la pace e vuole costruirla nella giustizia e nella solidarietà», citando papa Leone XIV: «Abbiamo bisogno di una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante».
Guardando avanti, ha voluto rivolgersi ai giovani presenti, citando il profeta Gioele: «Se i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni». Ha esortato a «credere e scommettere nelle ragioni fondative» e a costruire «una comunità di destino nella quale il più forte dà una mano al più debole». Un messaggio che si intreccia con quello del presidente nazionale Emiliano Manfredonia, che ha concluso: «Come cristiani dobbiamo essere gioiosi nell’incontrare l’altro. Nell’altro, come in un mosaico, troviamo un pezzo del volto del Signore».
L’eredità di Grandi: costruire ponti, non muri
L’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, ha raccolto e rilanciato questa vocazione alla pace e al dialogo. Ricordando come suo padre fosse stato fondatore del Circolo ACLI di Jerago, ha sottolineato la necessità di trasmettere alle nuove generazioni il desiderio di “mettere mano alla società per renderla migliore”, proprio come fecero i padri fondatori nel dopoguerra.
«Viviamo un tempo segnato dal virus della conflittualità – ha detto – alimentato da promesse tradite e dalla perdita della speranza». In questo contesto, le ACLI sono chiamate a essere “principio di pace”, superando le distanze attraverso il dialogo, la conoscenza reciproca, la formazione. Un compito che affonda le sue radici nella visione di Achille Grandi, che già nel 1944 sognava un’associazione capace di unire, educare, emancipare.
Il riconoscimento delle istituzioni
Anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha voluto rendere omaggio alle ACLI, raccontando con semplicità e gratitudine di essersi rivolto a un Patronato ACLI per le sue pratiche da pensionato. «Le ACLI sono un presidio civico e sociale nei Municipi, nei quartieri, accanto ai lavoratori e alle famiglie. Non si limitano ad analizzare i problemi, ma si rimboccano le maniche per risolverli».
Un impegno che si traduce, ad esempio, nelle scuole di italiano per stranieri, ma anche nella difesa dei diritti delle persone con disabilità, come ha ricordato Gianluca Alfano, presidente dei Patronati ACLI di Milano. «I nostri volontari – ha detto – sono formati per accompagnare le persone non solo dal punto di vista legale, ma anche umano e morale. E oggi più che mai, servono alleanze, reti, sinergie per affrontare le sfide sociali».
La Costituzione come bussola e la solidarietà come vocazione
A chiudere la giornata, le parole del presidente nazionale Emiliano Manfredonia, che ha ribadito il radicamento delle ACLI nella Costituzione repubblicana. «Siamo lì dove la Carta prescrive di rimuovere gli ostacoli all’uguaglianza. Il lavoro non è solo sussistenza, ma dignità, partecipazione, futuro. E per questo servono scelte giuste, soprattutto per i giovani e le donne».
Ma è nella solidarietà che Manfredonia ha voluto indicare il cuore pulsante dell’associazione:
«Il nostro associarsi – ha concluso – è per un senso di giustizia profondo, attraverso quella solidarietà che è il vero collante della Repubblica e l’antidoto a quell’insicurezza che a volte sfocia nella paura dell’altro. Come cristiani non possiamo però essere individualisti».
Un’esortazione forte, che invita a rimboccarsi le maniche, senza temere le sfide del presente e del futuro:
«Come cristiani dobbiamo invece essere gioiosi nell’incontrare l’altro. Nell’altro, come in un mosaico, troviamo un pezzo del volto del Signore. E la solidarietà – ha concluso – è quello spirito in cui ciascuno di noi sa di poter dare qualcosa all’altro, alla comunità».
Un messaggio che avrebbe trovato pieno consenso in Achille Grandi, che nella sua visione delle ACLI vedeva non solo un’associazione, ma un laboratorio di democrazia, un ponte tra fede e giustizia sociale, tra memoria e futuro. Oggi, a ottant’anni da quella intuizione, il suo spirito continua a vivere nei Circoli, nei volontari, nei volti di chi ogni giorno sceglie di “mettere mano alla società per renderla migliore”.
Riconoscimenti ai volontari dei Circoli ACLI Milanesi
Nel corso della celebrazione dell’80° anniversario delle ACLI Milanesi, è stato conferito un riconoscimento simbolico ai volontari dei diversi Circoli territoriali, attraverso la consegna di pergamene che attestano l’impegno, la dedizione e il servizio reso alla comunità.
Un gesto semplice ma profondamente significativo, volto a valorizzare il cuore pulsante dell’associazione: le persone che, con generosità e passione, animano ogni giorno la vita dei Circoli, costruendo relazioni, promuovendo solidarietà e custodendo la memoria viva del territorio.
📍 Per il Circolo ACLI di Garbagnate Milanese, il riconoscimento è stato assegnato ad Angela Marzorati, presidente del Circolo, da anni figura di riferimento per lo sviluppo locale dell’associazione. La sua instancabile dedizione, la capacità di tessere legami e di promuovere iniziative inclusive.
Questa consegna, insieme a tutte le altre, rappresenta un tributo collettivo alla bellezza del volontariato, alla forza delle radici e alla speranza che ogni gesto gratuito porta con sé.
per seguire gli interventi audio e il discorso di Delfina Colombo in pdf →clicca qui



















