CONSIGLIO PROVINCIALE RESIDENZIALE ACLI MILANESI
LA PORTA È STRETTA MA SI APRE SU UNA FESTA
La relazione del Presidente delle Acli Milanesi al Consiglio Provinciale Residenziale delle Acli Milanesi 5 – 7 novembre 2021.
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Ha preso il via venerdì 5 novembre il Consiglio Provinciale residenziale delle Acli Milanesi a Diano Marina.
Diversi gli appuntamenti in programma per i partecipanti che hanno affrontato diversi temi sia della nostra vita sociale ma anche dell’Associazione.
Sabato 6 novembre è stato il Presidente Andrea Villa ad aprire i lavori. Il suo intervento nella prima parte della relazione ha preso in considerazione la situazione internazionale nella quale ha messo in evidenza che “occorre prendere atto che la geopolitica del mondo è cambiata ed attuare strategie nuove che partano con realismo dal mutato scenario per perseguire e raggiungere obiettivi di comune interesse per l’intera famiglia umana» mentre sulla situazione nazionale ha sottolineato che «l’economia è in ripresa principalmente grazie al PNRR, ad una buona gestione della pandemia, ad una ritrovata credibilità internazionale”.
Il suo intervento è proseguito con un’analisi sull’associazione.
Quali sono i compiti degli aclisti milanesi? Sono molti! Per riassumerli vale questa affermazione “le Acli operano attraverso la formazione, l’azione sociale, l’organizzazione dei servizi: nel campo dell’assistenza sociale, della tutela previdenziale, dell’istruzione e formazione professionale, delle attività culturali e ricreative, nel campo economico cooperativo e in ogni altro settore di interesse dei lavoratori” con un importante filo conduttore che e’ “un’altra intuizione storica, particolarmente significativa, se guardiamo agli esordi delle Acli, e che è preziosa oggi: i circoli! L’azione sociale e l’aggregazione dei lavoratori, già dalle nostre origini, avevano come luogo centrale non il luogo del lavoro ma la città, il luogo del vivere la vita da cittadini.
La pandemia ha rotto la relazione sociali, l’isolamento ci ha reso persone fragili “abbiamo scoperto che la socialità è un bene comune, prezioso, non scontato. Occorrono luoghi che si attrezzino per viverla e occorrono persone che la sostengano e promuovano”.
Per vincere questa svolta negativa diventa essenziale mettere nuovamente i propri valori come ispirazione e ricercarne la guida nelle sue fondamenta costitutive, una guida che permette all’Associazione di essere sempre pronta ai cambiamenti. Il cambiamento si è verificato negli ultimi venti anni “dalla prevalenza del modello di circolino con Bar per soci, alla prevalenza attuale del circolo con sportello dei servizi, con collaboratori professionali e volontari. C’è stata una crescita importante della dimensione imprenditoriale dei nostri servizi, affiancati da una importante rete di volontari. Che ha permesso di mantenere un ampio radicamento territoriale ed una visibilità del movimento su ogni territorio. È una modalità di essere a servizio dei lavoratori e dei cittadini che può e deve proseguire. Ma allo stesso tempo – ha sottolineato il presidente – dobbiamo riconoscere che la nostra rete associativa oggi è ancora ampia e radicata ma è invecchiata ed è sempre più fragile.
Il Presidente ha evidenziato come l’attività’ odierna delle Acli Milanesi sia caratterizzata “da un’azione quotidiana attraverso i servizi di Patronato, CAF, iniziative della cooperazione di consumo, di abitazione, di lavoro e sociale, l’offerta di spazi di aggregazione, socialità, formazione, lettura del territorio, la proposta di impegno e protagonismo sociale aperta a tutti, perché ognuno possa offrire alla comunità i suoi talenti, possa sperimentare il donarsi” ed ha proseguito lanciando una “sfida per l’oggi è riaprire le nostre strutture associative, offrire ad altri amici quell’esperienza, quel luogo di impegno e di dono che sono state le ACLI per noi. Aprire spazi di aggregazione, di socialità, dello stare bene assieme, di qualità della vita. Spazi che ci aiutino ad uscire dalla logica puramente assistenziale/prestazionale, spazi che favoriscano la relazione informale capace di cogliere non solo il bisogno immediato di chi viene ad un nostro sportello, ma anche di riconoscere le risorse che ogni persona ha in sé e che ne promuovano la condivisione con la comunità”.
Infine a conclusione del suo intervento: “e poi, dal momento, che “tutto è connesso”, è solo attraverso una ripresa della dimensione associativa (ossia della capacità di stare insieme) che si svilupperà una maggiore capacità anche di produrre, promuovere proposte politiche capaci di influenzare l’azione collettiva pubblica e capaci di favorire la riduzione delle disuguaglianze e promuovere la giustizia sociale”.











